Risorgimento Socialista e l’attualità della lotta di classe

risorgimento socialistaNelle ultime settimane molte amiche e molti amici mi chiedono il perché della mia adesione a Risorgimento Socialista, un partito di sinistra socialista che ha come punti fermi la centralità della Costituzione e la sovranità popolare e che lavora per superare l’attuale modello economico-sociale e per costruire una alternativa ecosocialista, democratica e libertaria. Una realtà che esiste dal 2015 e che è tra i fondatori di Potere al Popolo, progetto nel quale continua ad impegnarsi, pur avendo una propria autonomia (certificata da uno straordinario documento politico di quasi 200 pagine, scaricabile QUI). Le persone che mi chiedono conto della mia scelta, sono un po’ le stesse che da tempo mi spiegano che la mia analisi sull’attuale situazione politica globale e le soluzioni che da qualche anno ipotizzo, sono superate: sarebbero i frutti avvelenati delle ideologie del secolo scorso, a partire dal concetto di lotta di classe, che sarebbe qualcosa di profondamente sbagliato, se non addirittura pericoloso, in quanto divisivo.

Cercherò di spiegare perché le perplessità circa la mia adesione a Risorgimento Socialista derivino banalmente da errate ma purtroppo ben radicate convinzioni sul concetto di lotta di classe.
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Personalmente trovo la questione abbastanza semplice, ci sono diseguaglianze profonde ed è necessario lottare per superarle. Ci sono persone costrette a vivere con la preoccupazione di non riuscire a pagare l’affitto, con il terrore di non avere una assistenza sanitaria adeguata, con la disperazione di non avere una occupazione stabile e dignitosa…e poi ci sono persone che tutti questi problemi semplicemente non li hanno, perché dispongono di ricchezze, spesso enormi, che consentono loro di vivere una vita serena. Che poi è quello che chiunque vorrebbe. Ci sono persone che nascondo in famiglie facoltose e che per questo avranno la vita in discese e poi ci sono tutti gli altri, che solo con enorme fatica e parecchia fortuna potranno sperare di riuscire a condurre un’esistenza serena e soddisfacente.

Consentire a chiunque di vivere una vita potenzialmente serena è il senso della lotta di classe, per come io la interpreto e non mi sembra né un concetto superato, né e – tanto meno – un concetto “divisivo”, a meno che non si consideri “divisiva” la legittima aspirazione all’emancipazione e al miglioramento delle proprie condizioni di vita, in armonia con la società e con l’ambiente.

Parlo di emancipazione in sintonia con l’ambiente e lo considero un punto non secondario: un sistema-pianeta chiuso e con risorse e spazio non illimitati, è incompatibile con l’accumulo illimitato di ricchezze e solo politiche di radicale redistribuzione della ricchezza possono consentire a chiunque di vivere una vita dignitosa.

Nel 2018, nel mondo, 26 individui possedevano la ricchezza di 3,8 miliardi di persone. Sempre lo scorso anno, In Italia il 5% più ricco deteneva la stessa ricchezza posseduta dal 90% più povero. La minoranza più ricca possiede, oltre che i mezzi di produzione, anche i mezzi di comunicazione; ricopre cariche politiche e istituzionali; si è formata in importanti università private, magari all’estero, e dispone di conoscenze e tecniche (a partire da quelle in campo medico) che non sono alla portata di tutti.

Se parlare di “lotta di classe” oggi sembra qualcosa di cui vergognarsi è semplicemente perché l’immaginario in cui ci muoviamo è plasmato da una minoranza che tutela i propri interessi e lo fa, spudoratamente, contro la maggioranza. Se rivendicare i propri diritti e mettere un freno all’appropriazione di ciò che è necessario agli altri per vivere, non è più considerata questione di “giustizia sociale”, ma di “invidia sociale”, è perché è la minoranza benestante a definire il senso e il significato delle parole e delle azioni.

La lotta di classe è combattuta – senza essere nominata – ogni giorno e con ferocia dalla ricca minoranza, che spinge per arricchirsi sempre di più, sia attraverso l’approvazione di leggi a proprio favore (l’esempio più clamoroso è la Flat Tax, provvedimento per altro incostituzionale), sia destreggiandosi tra le maglie della legge (come nel caso dell’elusione fiscale o delle delocalizzazioni), se non direttamente infrangendo la legge (come nel caso dell’evasione fiscale, del lavoro nero, del mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro ecc ecc) e contando sull’impunità assicurata quasi sempre a chiunque possa permettersi degli ottimi avvocati. Non sono forse questi intenti e comportamenti divisivi? Lo sono, visto che mirano ad acuire le differenze sociali e a gettare nella precarietà, nella povertà e nella disperazione la maggioranza della popolazione. Eppure vengono presentati come moti di libertà individuale, di successo, di affermazione del merito e dell’ingegno (e della furbizia): sono i pilastri valoriali della società, imposti dalla minoranza che ne beneficia e assorbiti e fatti propri dalla maggioranza che li subisce.

La lotta di classe è quindi oggi più necessaria che mai e il primo compito di chi lotta è quello di smascherare gli inganni del pensiero e del linguaggio, tornando a chiamare le cose con il proprio nome e offrendo alla maggioranza, ovvero al popolo, un orizzonte ideale più desiderabile di quello imposto dalla minoranza, ovvero dagli oligarchi.

Parlando di lotta di classe, non bisogna farsi ingannare dai progressisti che cercano di spostare l’attenzione su altro. Quando ci dicono, per esempio, che le battaglie per i diritti civili sono trasversali rispetto alla condizione economica, non dobbiamo scordare che dopo aver combattuto (e magari addirittura vinto) una battaglia importante, anche all’interno di una schieramento progressista la maggioranza (di solito la base militante) tornerà a fare i conti con le bollette, con le scadenze, con l’affitto, con il dentista e la minoranza (di solito la classe dirigente) tornerà ad occuparsi di affari, di cene costose e aperitivi alla moda. La scelta dei temi, dei tempi e l’organizzazione, dipenderà sempre da chi si trova nelle condizioni materiali di potercisi dedicare. Ancora una volta, anche all’interno dei movimenti progressisti, è una minoranza privilegiata a dettare l’agenda politica e non è un caso se sono gli stessi movimenti progressisti in Europa a privatizzare e a demolire il welfare e a negare alla maggioranza la possibilità di potersi occupare con serenità alla vita politica della comunità. I tiepidi progressisti, in termini di miglioramento della qualità della vita, non portano nulla alla maggioranza dei cittadini: hanno sposato in pieno il modello capitalista e considerano le diseguaglianze un dato di fatto naturale e ineliminabile. Ciò che li distingue dai conservatori e dalle destre reazionarie sono le posizioni sui cosiddetti diritti civili, che sono certo importanti ma sono diventati terreno di scontro interno al sistema che opprime le masse e non rappresentano un modello alternativo.

Qualcosa di molto simile si può dire sulle questioni ambientali. Il mondo progressista si dice preoccupato per le crisi ecologiche in atto, ma a questa preoccupazione non corrisponde il necessario e urgente cambio di rotta. Non sarà la green economy promossa dai progressisti e sostenuta dalle grandi multinazionali – campionesse di greenwashing – a salvarci. Il capitalismo verde è sì una opportunità, ma non per l’ambiente e per il popolo: lo è per la solita minoranza che si arricchisce alle spalle delle maggioranze. Non c’è futuro e non c’è salvezza senza il superamento del modello attuale e anche in questo caso la lotta di classe è più necessaria e attuale che mai: è provato infatti che, se è vero che sul lungo (ma nemmeno troppo) periodo l’intera umanità è a rischio a causa dell’inquinamento e del riscaldamento globale, nell’immediato a subire gli effetti della crisi ecologica sono gli strati più poveri della popolazione.

Alla luce di tutto questo, impegnarsi a consolidare una comunità politica eretica, che metta in discussione radicalmente il sistema in cui siamo immersi, che voglia divenire strumento di emancipazione nelle mani delle classi subalterne, ovvero della stragrande maggioranza delle persone, sembra essere l’unica scelta sensata per chi non voglia lasciarsi schiacciare da una realtà sempre più asfissiante in cui gli individui hanno perso la dignità di cittadini, di protagonisti – insieme e al pari di tutti gli altri – nella costruzione di una società democratica, egualitaria ed eco-compatibile, per divenire semplici consumatori di merci e spettatori (e bersaglio) di scelte politiche prese dalla solita minoranza. Iscrivetevi in tante e in tanti, vi aspettiamo!

Mattia Da Re

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Domenica 26 maggio votiamo “la Sinistra”!

Domenica 26 maggio saremo chiamati alle urne in occasione delle elezioni europee. Da quando ho aperto questo blog, anche nei lunghi periodi di inattività – che si sono inevitabilmente moltiplicati con il mio trasferimento prima a Milano e poi a Roma -, non mi sono mai sottratto dal prendere posizione pubblicamente in occasione degli appuntamenti elettorali, non solo per dare un suggerimento ai lettori e alle lettrici di questa piattaforma, ma anche per condividere pensieri e offrire spunti di riflessione che potrebbero rivelarsi utili anche a livello locale.

Non ho mai creduto al “tanto sono tutti uguali” e l’attuale governo, con i suoi provvedimenti che non è esagerato definire fascisti, ne è la dimostrazione. Restare a guardare non conviene mai, nemmeno quando nessuna delle proposte in campo ci entusiasma particolarmente.

La-SINISTRA-2019-2-e1555585384130Così anche domenica, nonostante nessuna delle opzioni che le elettrici e gli elettori troveranno sulla scheda sia la lista dei miei sogni (e su questo tornerò alla fine), mi recherò al seggio e voterò la Sinistra, l’unica lista che al Parlamento Europeo fa riferimento al Partito della Sinistra Europea e al gruppo del GUE/NGL.

Lo farò perché la Sinistra è l’unica a mettere in discussione il modello dominante, modello che a livello globale ha creato disuguaglianze, guerre e disastri ecologici che mettono seriamente a rischio la vita del Pianeta e dei suoi abitanti – umani e non umani.

Lo farò perché il PROGRAMMA della sinistra europea propone il superamento del capitalismo, in nome della giustizia sociale e della giustizia climatica, che sono gli argomenti che più dovrebbero stare a cuore a chiunque non voglia rassegnarsi all’idea che l’umanità sia destinata all’estinzione entro la fine del secolo.

Lo farò perché il Manifesto sull’Emergenza Climatica del gruppo del GUE/NGL rappresenta il programma più avanzato in materia ambientale ed ecologica. Un programma fatto di proposte radicali, senza compromessi, ovvero le uniche proposte sensate per chi intenda realmente contrastare l’emergenza climatica e le crisi ecologiche in atto, senza far pesare la transizione ecologica sugli strati più deboli della popolazione europea e mondiale.

Lo farò perché la Sinistra è intransigente di fronte al riemergere dei fascismi, non fa sconti a chi vorrebbe sdoganare il razzismo, l’intolleranza e la violenza, non cede di fronte a chi semina odio verso le minoranze o a chi vorrebbe cancellare i diritti e le libertà delle donne, è sempre in prima linea per difendere e riconquistare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che poi sono i diritti della maggior parte di noi, delle persone comuni, che vivono schiacciate dal peso della precarietà e dell’impossibilità di avere un progetto di vita.

Pur essendo consapevole dell’arretratezza della galassia anticapitalista, socialista e libertaria rispetto all’antispecismo e alla liberazione animale, voterò la Sinistra anche in nome della liberazione animale, perché il GUE/NGL negli ultimi 5 anni è stata la casa anche degli europarlamentari eletti con i partiti animalisti in Germania e in Olanda. Ritengo questo approdo naturale, in quanto non può esistere libertà per gli animali non umani in regime capitalista, dove tutto è merce e le vite – umane e non umane – sono sacrificabili in nome del profitto.

Il 26 maggio insomma voterò la Sinistra, la voterò perché, pur non essendo la migliore delle liste possibili*, è senza ombra di dubbio la migliore delle liste in campo e mi auguro che saremo in tante e in tanti a votarla, per portare in Europa la voce di chi lotta e non si arrende, di chi – come si diceva una  volta – di fronte ai padroni e ai potenti non si toglie il cappello.

Mattia Da Re

* Perché ho premesso e ribadito che la lista che voterò non è la lista dei miei sogni? Semplice, perché fino all’ultimo ho sperato che si potesse costruire una lista rosso-verde unitaria, una lista anticapitalista, ecologista, femminista e libertaria. Una lista, per capirci, che comprendesse anche la Federazione dei Verdi e Possibile (che invece hanno preferito correre con un altro simbolo), una lista senza veti incrociati, che vedesse la partecipazione di Potere al Popolo e di DiEM25, che invece non si presenteranno alle elezioni. Una lista unitaria non solo avrebbe raggiunto più agevolmente la soglia del 4%, ma sarebbe stata più forte anche in termini di proposta politica e di candidature e sarebbe stata, per queste ragioni, sostenuta da tante e tanti con maggiore entusiasmo. Purtroppo si è preferito porre l’accento sulle differenze, anziché valorizzare i punti d’accordo, ma questo non deve scoraggiare nessuno, dopo le elezioni ci sarà modo di riprendere il dialogo con quelle realtà che per varie ragioni hanno preferito non esserci.

Petizione per una CarbonTax Europea, contro il riscaldamento globale

carbon tax europea
I promotori di ACT-e (Associazione per una Carbon Tax europea) Monica Frassoni (co-presidente dei Verdi Europei), Marco Cappato (tesoriere dell’Ass. Luca Coscioni) e il prof. Alberto Majocchi hanno oggi (martedì 13/11/2018) annunciato da Milano il lancio della campagna di raccolta firme su una petizione per istituire una carbon tax europea.

La petizione, che verrà inviata al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, si pone l’obiettivo di porre la lotta al riscaldamento globale in cima alle priorità dell’Unione europea, attraverso uno spostamento della tassazione dal lavoro alle emissioni inquinanti.

Cosa chiediamo?

  • Introduzione di un prezzo minimo sulle emissioni CO2 che parta da 40€ per ogni tonnellata di CO2 prodotto a partire dal 2020 fino ad arrivare al prezzo di 100€ entro il 2030.
  • Abolizione dell’attuale sistema di permessi gratuiti per chi inquina.
  • Introduzione di un meccanismo di adeguamento alle frontiere per le importazioni da paesi terzi, in modo tale da compensare il minore prezzo sulle emissioni di CO2 nel paese esportatore.

Iniziata oggi la raccolta firme. Obiettivo: costituire comitati trasversali in tutta Europa entro la fine dell’anno, anche in vista delle elezioni europee

La campagna è stata lanciata oggi sulla piattaforma Tilt dei Verdi Europei, sulla cui pagina è già possibile inviare la propria adesione in sostegno alla petizione:
https://www.tilt.green/carbon_price_it

I promotori della petizione e della campagna si impegnano in maniera trasversale a portare questa battaglia in tutta Europa tramite la creazione di Comitati, affinché la questione sia al centro del dibattito elettorale per le europee del 2019 e in Italia aggreghi intorno a sé forze ecologiste e federaliste.